Giovanni Firera: «Rappresentare l'UNSIC significa servire con competenza e senso delle istituzioni»
Presidente Firera, lei ricopre da tempo incarichi di rilievo nell'UNSIC. Cosa significa per lei partecipare ai lavori nazionali dell'organizzazione in qualità di dirigente?
Partecipare ai lavori nazionali dell'UNSIC in qualità di dirigente nazionale rappresenta per me un motivo di orgoglio e, al tempo stesso, una grande responsabilità. Significa condividere un progetto che, negli anni, ha saputo affermarsi grazie alla professionalità, alla competenza e alla capacità di incidere concretamente nella società e nel rapporto con le istituzioni. Non è un incarico che si esaurisce nella rappresentanza formale: è un impegno quotidiano al servizio di imprese, lavoratori, pensionati e famiglie.
In che modo l'UNSIC riesce a incidere così concretamente nella vita delle persone e dei territori?
L'UNSIC è una realtà che tutela imprese, lavoratori, pensionati e famiglie, trasformando ogni giorno valori e idee in servizi e opportunità. È questo il tratto distintivo dell'organizzazione: la capacità di tradurre principi condivisi in azioni concrete, in risposte puntuali ai bisogni reali dei cittadini e del tessuto produttivo. Un lavoro che si costruisce sul territorio, ma che trova forza in una visione nazionale coerente.
Lei ha parlato di 'capitani di lungo corso' che hanno guidato questo percorso. Chi sono le figure a cui fa riferimento?
Penso a Domenico Mamone, guida autorevole che ha saputo consolidare l'UNSIC come una delle principali organizzazioni del Paese, e a Salvatore Mamone, ideatore di un percorso sociale di grande respiro, capace di trasformare una visione in una realtà nazionale al servizio delle persone, delle imprese e dei territori. Da loro è stata tracciata una linea : un'organizzazione cresce quando unisce competenza, coerenza e capacità di guardare lontano, mantenendo sempre al centro la dignità del lavoro e il valore della rappresentanza.
Questo suo impegno nell'UNSIC si inserisce in un percorso professionale che affonda le radici anche in un'altra esperienza istituzionale importante: quella maturata in ambito INPS. Come si è intrecciata questa esperienza con il suo attuale ruolo?
L'esperienza istituzionale accumulata negli anni a contatto con le dinamiche della previdenza sociale, del lavoro e della tutela dei diritti dei cittadini mi ha permesso di sviluppare una sensibilità concreta verso i temi che oggi affronto quotidianamente in UNSIC: la dignità del lavoro, la tutela dei pensionati, l'attenzione alle famiglie. Conoscere da vicino il funzionamento del sistema previdenziale italiano significa comprendere meglio le esigenze reali delle persone che l'organizzazione è chiamata a rappresentare e assistere, ed è un patrimonio di competenza che ho potuto mettere a disposizione del progetto UNSIC.
Al suo impegno associativo e istituzionale si affianca da sempre una lunga attività giornalistica. Che ruolo ha giocato il giornalismo nella sua formazione e nel suo modo di intendere la rappresentanza?
Il giornalismo mi ha insegnato innanzitutto l'ascolto e il rigore nella verifica dei fatti, due qualità che ritengo indispensabili anche nell'impegno istituzionale e associativo. Raccontare il territorio, le sue istituzioni, le sue eccellenze culturali e sociali, significa comprenderne a fondo le dinamiche, i bisogni e le potenzialità. Questa attitudine all'osservazione e al racconto mi accompagna anche nel lavoro che svolgo per l'UNSIC: rappresentare un'organizzazione significa anche saperla raccontare, con onestà intellettuale, ai cittadini e alle istituzioni.
Lei è anche Console Onorario della Repubblica d'Albania in Piemonte. Come si concilia questo ruolo diplomatico con gli altri incarichi che ricopre?
L'incarico di Console Onorario d'Albania in Piemonte è stato per me motivo di grande responsabilità e rappresenta un ulteriore tassello di un impegno che considero unitario, pur nella diversità degli ambiti. Anche in questo ruolo, come in UNSIC, ciò che conta è la capacità di costruire ponti: tra le persone, tra le istituzioni, tra i popoli. La diplomazia consolare, come l'impegno associativo, richiede coerenza, competenza e visione di lungo periodo, esattamente i valori che ho ritrovato in Domenico e Salvatore Mamone.
Guardando all'insieme di queste esperienze — istituzionale, giornalistica e diplomatica — quale filo le lega, secondo lei, al suo impegno attuale in UNSIC?
Il filo conduttore è la centralità della persona e del lavoro come valore da tutelare, in ogni contesto in cui mi sono trovato a operare. Che si tratti di previdenza, di informazione, di relazioni tra Stati o di rappresentanza sindacale e sociale, l'obiettivo resta sempre lo stesso: costruire comunità, offrire servizi concreti, dare voce a chi rappresenta. Con questo spirito continuerò a svolgere il mio incarico in UNSIC, consapevole che rappresentare l'organizzazione significa essere parte di una comunità che ogni giorno lavora con serietà, passione e senso delle istituzioni.
Un'ultima domanda: quali obiettivi si pone per il futuro del suo impegno come presidente regionale UNSIC Piemonte?
Continuare a contribuire concretamente allo sviluppo sociale ed economico del nostro Paese, portando in Piemonte lo stesso spirito che ho respirato accanto ai vertici nazionali dell'organizzazione: unire competenza, coerenza e capacità di guardare lontano, senza mai perdere di vista la dignità del lavoro e il valore della rappresentanza.
Giovanni Firera è Presidente regionale UNSIC Piemonte, già giornalista ha avuto per diversi anni anche ruoli di Responsabile della Comunicazione in Piemonte dell’Inps.
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