Un welfare che costruisce futuro: l’INPS di Fava e la nuova idea di protezione sociale
A cura di Giovanni Firera, Presidente Regionale UNISC Piemonte
Nell’intervista al Presidente nazionale dell’INPS Gabriele Fava, nel numero di dicembre di Economy, emerge con chiarezza un cambio di paradigma che va ben oltre la semplice riforma amministrativa: l’Istituto è chiamato a diventare uno dei principali attori della modernizzazione sociale del Paese. Il concetto chiave è quello di un welfare che abilita, non più soltanto riparativo o consolatorio, ma capace di accompagnare le persone lungo l’intero arco della vita, anticipando i bisogni e creando opportunità.
L’INPS, che oggi garantisce le pensioni a circa 18 milioni di italiani, prende atto delle grandi trasformazioni demografiche, tecnologiche e sociali che attraversano l’Italia. In questo contesto, la previdenza non può limitarsi a intervenire a valle delle difficoltà, ma deve diventare una infrastruttura sociale attiva, in grado di sostenere l’occupazione, la partecipazione e la crescita individuale. Il welfare, nella visione di Fava, non è più un costo da contenere, bensì un investimento sulla coesione e sulla fiducia nel futuro.
Uno degli assi centrali di questo cambio di passo è l’innovazione digitale. La nuova App INPS e i Punti Utente Evoluti rappresentano strumenti concreti per avvicinare l’Istituto ai cittadini, soprattutto ai più giovani, superando barriere burocratiche e territoriali. Digitalizzazione, in questo senso, non significa disumanizzazione del servizio, ma al contrario prossimità: rendere i diritti accessibili ovunque, anche nei territori meno serviti, e costruire un rapporto diretto e trasparente con gli utenti.
Il welfare “abilitante” si misura anche nella capacità di sostenere le transizioni: dall’ingresso nel mondo del lavoro alla genitorialità, dalle carriere discontinue – sempre più diffuse, soprattutto tra giovani, donne e lavoratori della cultura – fino alla fase della pensione. In questa prospettiva, l’INPS può svolgere un ruolo decisivo nel rafforzare l’occupazione femminile, facilitare l’inclusione dei giovani nel mercato del lavoro e riconoscere il valore sociale ed educativo di ambiti spesso marginalizzati come lo sport e la cultura.
Modernizzare il welfare significa inoltre ampliare la base contributiva e favorire il prolungamento volontario della vita lavorativa, in un’ottica di responsabilità condivisa tra generazioni. È un passaggio culturale prima ancora che tecnico: più persone attive e tutelate oggi significano un sistema previdenziale più solido domani. La sostenibilità non viene così perseguita con slogan o tagli lineari, ma attraverso politiche che rafforzano la partecipazione e la fiducia dei cittadini. In definitiva, l’INPS delineato da Gabriele Fava si propone come un motore di rigenerazione sociale. Un’istituzione che non si limita a erogare prestazioni, ma contribuisce a costruire cittadinanza, a ridurre le disuguaglianze e a rendere ciascun individuo protagonista della vita del Paese. È in questa capacità di abilitare, più che di consolare, che il welfare pubblico può ritrovare oggi la sua funzione più autentica e attuale.

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